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11 Apr 2011 
  

Comunità, una parola dimenticata, più frequentemente diciamo società.
Cosa vuol dire essere comunità?
Se diciamo che essere comunità vuol dire volersi bene, ci siamo avvicinati ma non abbiamo ancora detto cosa è comunità.
Il punto è che siamo in una comunità anche se non ci vogliamo bene, anche se non ci volessimo bene siamo una comunità.
Supponiamo che siamo in una grande casa, un grande condominio, in cui viviamo gli uni accanto agli altri senza mai guardarci in faccia.
E supponiamo che a un certo punto qualcuno si dimentichi di chiudere il gas e salta l’intero condominio.
Nel momento in cui salta l’intero condominio, colui che non aveva mai guardato l’altro si accorge, nel disastro, che la sua vita era legata a quella dell’altro.
Cos’è la città? La città non è un aggregato di case. La città è una civitas, dicevano i latini. Comunità significa che nel momento in cui siamo insieme, anche se non ci vogliamo bene, anche se non ci guardiamo mai in faccia, ci sono alcuni comportamenti miei che possono danneggiare gli altri, possono produrre dei danni agli altri.
Ossia con certi miei comportamenti posso fare in modo che un altro non viva bene.
Dal momento in cui io mi accorgo che dal mio comportamento deriva la vita di un altro, io mi accorgo di essere comunità. La Costituzione ci insegna che siamo in una comunità anche se non ce ne accorgiamo. Come quando si sta su una nave. Coloro che stanno su una nave la prima percezione che hanno è che sono una comunità viaggiante. Se uno si mettesse a forare la nave metterebbe a rischi anche la vita degli altri. Per capire la giustizia parliamo di regole. Ci deve essere una regola. Questa regola deve essere la legalità, la legge. La legge è legge non tanto perché è forte, la legge è legge quando è uguale per tutti.
Se non è uguale per tutti non è legge. Potremmo dire che è una legge ingiusta. Legalità ovvero conformità a una legge che stabilisce una regola che ci mette tutti sullo stesso piano.
Ma non basta che ci sia la legalità. Questa legalità deve essere una legalità costituzionale. Che significa? Significa che anche la regola che noi stabiliamo deve essere fatta in modo che tutti possiamo vivere bene, possiamo vivere secondo i nostri bisogni. Vivere secondo i propri bisogni, non significa soltanto mangiare-bere, ma significa vivere quei bisogni che ci fanno fare cose belle.
Cosa significa stare insieme?
Significa tre cose:
VERITA’-fare cose vere (poter soddisfare i propri bisogni fondamentali: mangiare-bere-respirare, vivere in buona salute).
BONTA’-fare cose buone (in modo buono significa che io devo occuparmi di te, cioè debbo occuparmi dell’altro, buono significa che io non semplicemente mi occupo del mio bisogno, ma mi occupo del tuo bisogno, e tu ugualmente ti occuperai del mio bisogno) Ma non bastano questi due livelli: pensata così sarebbe una comunità noiosa che pensa sempre alle stesse cose.
BELLEZZA- fare cose belle (cosa significa cose belle? Le cose sono belle quando sono nuove. Noi facciamo cose nuove quando ognuno da solo o insieme agli altri fa cose che piacciono, che gli fanno dire ‘ho fatto una cosa bella che possono ammirare anche gli altri”, produrre-generare cose che non s’erano mai viste).
Verità-bontà-bellezza, sono tre caratteristiche che non dobbiamo mai dimenticare. Se facessimo soltanto cose vere, ognuno egoisticamente si occuperebbe solo di sé. Se facciamo anche cose buone ci occupiamo degli altri ma facciamo sempre le stesse cose. Solo se facciamo cose belle possiamo dire di essere una comunità ricca. Ma attenzione, noi non possiamo fare cose belle se non facciamo anche cose vere e buone. Si può avere l’idea di giustizia se si ha l’idea di comunità. Per dire giustizia non basta dire che siamo in comunità.
Spesso diciamo ‘facciamo giustizia se la maggioranza sta bene’. L’idea di comunità vuole che non ci sia nemmeno uno che sta male, perché se c’è uno solo che sta male è come quando ognuno di noi nel corpo ha un punto che gli fa male, se ha un punto che gli fa male, quel punto rappresenta un punto in cui il corpo sta male. L’idea della comunità è l’idea che ognuno di noi è una persona, un bambino-adulto-anziano, che vive bene secondo i suoi bisogni di verità, di bontà e di bellezza. Ognuno di noi deve esprimere questi bisogni. Questo, nel linguaggio della Costituzione Italiana, significa diritti fondamentali, ovvero quei bisogni che non possono essere cancellati da nessuno, nemmeno dalla maggioranza.
Se noi come maggioranza del popolo italiano decidiamo con una legge che i bisogni di Luigi non debbono essere soddisfatti, questa legge è incostituzionale. Il diritto fondamentale significa il bisogno di ogni persona singolarmente presa. Quindi per dire se la comunità italiana è giusta o non giusta io debbo vedere se c’è anche uno solo che vive male, che è malato, che non riesce a realizzare i suoi bisogni. Se c’è anche una sola persona che non riesce a esprimere tutte le sue capacità, il diritto di quella persona non è stato assolto, ciò significa che se anche viviamo in una legalità, questa legalità non è costituzionale. La legalità, la legge deve essere costituzionale, e la Costituzione a sua volta anch’essa deve essere sottoposta a una condizione. La Costituzione è sottoposta al principio della persona. Ci sono articoli che non possono essere cambiati.
Quali sono? Sono gli articoli che riguardano i bisogni delle persone. La persona non è la persona in astratto, ma è Luigi, Roberto. 
A una lettura attenta ci accorgiamo che questi diritti sono anche doveri. Nel momento in cui io dico che ho questi bisogni e la Costituzione mi consente di realizzarli, io sto dicendo che sono anche i tuoi bisogni che devono essere realizzati e quindi nel momenti in cui io dico ‘io debbo poter studiare’, sto dicendo che anche tu devi poter studiare, e anche lui deve poter studiare e anche l’altro deve poter studiare. Quindi, quello che io dico essere un diritto è anche un dovere. Capiamo così che i diritti e doveri fondamentali stanno insieme. Ma a che condizioni possono stare insieme i diritti e i doveri fondamentali?
Soltanto a condizione che noi sappiamo di essere in una comunità in cui in uno solo ne vale la vita di tutti.
Se uno solo sta male significa che il corpo della comunità si è ammalato. Questo principio sta anche nel Vangelo. Nel Vangelo di Luca leggiamo che Gesù prese a dire ai dottori della legge e ai farisei: "È lecito o no far guarigioni in giorno di sabato?"
Ma essi tacquero. Gesù prese per mano un ammalato, lo guarì. Poi disse loro: "Chi di voi, se gli cade nel pozzo un asino, non lo tira subito fuori il giorno di sabato?"
La stessa legge è meno importante dell’uomo perché è al servizio dell’uomo. La parabola del buon pastore, colui che ha le cento pecore. Una sola se ne va. Lui lascia le novantanove pecore e va in cerca di quella che si è persa. Se noi ragionassimo col principio della maggioranza dovremmo dire ‘ne ho novantanve, che m’importa della centesima?’. Invece il pastore va a cercare la centesima perché la centesima vale come tutte le altre novantanove. E senza quella centesima pecorella tutto il gregge è malato. Il principio della comunità è un principio per il quale non vale il principio della maggioranza, e nemmeno dei tre quarti. Vale il principio della totalità. Questo principio è scritto nella Costituzione. E’ il principio per cui dobbiamo guardare alle persone una alla volta e una ciascuna. Noi siamo comunità nella comunità più grande del popolo italiano, nella comunità planetaria. Da un lato abbiamo infatti l'idea di giustizia, dall'altro le leggi scritte proprie dei diversi paesi e delle rispettive legislazioni nazionali. Abbiamo dunque due concetti di giustizia: l'ideale di giustizia e la giustizia formulata nelle leggi. In effetti ci possono essere atti dichiarati come giusti e leciti perché conformi a determinate leggi, ma queste leggi possono a loro volta risultare ingiuste se vengono considerate in rapporto ad un progetto che oltrepassa le costituzioni e le stesse nazioni, collocandosi su di un piano per essenza cosmopolitico.



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Categorie: Tempi e modi di una comunità

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